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Il bambino caduto nel pozzo e la diretta di Vermicino

Alfredo Rampi VermicinoRicorreva nei giorni scorsi il ventinovesimo anniversario di quello che potremmo definire uno degli eventi più importanti – e misteriosamente caduti nell’oblio – della Storia della Comunicazione italiana. Si tratta della vicenda di un bambino caduto in un pozzo e di come, forse, in quello stesso giorno nacque la “TV del Dolore” alla quale oggi siamo abituati. Quella delle lacrime dei terremotati, dei giornalisti che assediano le case delle vittime e che intervistano i parenti degli sfortunati protagonisti di una disavventura mortale. Anche se quelli delle nuove generazioni (la mia compresa) non lo sanno, non è sempre stato così! Quando è morto il rispetto per il dolore altrui? Quando è diventato normale accendere la TV a pranzo e vedere corpi dilaniati e sentire urla strazianti? Oggi, con un sano Copia e Incolla di parte di una tesina scritta da me lo scorso anno, vi racconterò la Storia della prima volta in cui in TV si udirono le urla di un bambino terrorizzato e quelle di una madre che lo aveva visto sparire in un buco profondo…

Corre l’anno 1981 e l’Italia che fa da sfondo a questa tragica vicenda è un Paese nella tempesta. E’ il 10 giugno. Sette mesi prima, il terremoto dell’Irpinia ha fatto tremila vittime e distrutto interi paesi, mettendo in luce una macchina dei soccorsi lenta ed inefficiente. Il 13 maggio, appena un mese prima, Papa Giovanni Paolo II è sopravvissuto all’attentato del turco Ali Agca. Lo scandalo della P2 sta facendo tremare l’Italia, il cui governo Forlani ha perso ogni credibilità ed è stato costretto alle dimissioni. Proprio nei giorni del dramma di cui si parlerà, il presidente della Repubblica Sandro Pertini affiderà l’incarico di formare un nuovo esecutivo al repubblicano Giovanni Spadolini, il primo Presidente del Consiglio non democristiano in 35 anni di Repubblica. Sono gli anni del terrorismo e le Brigate Rosse, proprio il 10 giugno, sequestrano Roberto Peci, fratello di Patrizio, il primo pentito delle BR. Si teme per la sua sorte e per quella di altri ostaggi. Per tre giorni, però, l’Italia riuscirà a dimenticare tutto questo e la tragedia di un bambino cambierà qualcosa nell’intero Paese e, di certo, nel modo di fare informazione. Alfredo Rampi, un bambino di sei anni, cade in un pozzo artesiano intorno alle 19 del 10 giugno 1981. Accade a Vermicino, una minuscola e sconosciuta località della provincia romana. Per tre giorni saranno compiuti sforzi incredibili per salvarlo, ma questo non sarà possibile. La morte di Alfredino, così il bambino sarà chiamato da tutti, avverrà in diretta televisiva, dopo giorni di attenzione da parte dei giornalisti e dell’Italia intera. Dopo una diretta lunga diciotto ore, un evento televisivo senza precedenti nella storia della Rai. L’unica telecamera presente sul posto porterà per giorni, nelle case degli italiani, ogni momento dell’agonia di Alfredino, insieme alle sue grida, ai suoi pianti e all’angoscia dei genitori. I telegiornali Rai seguiranno tutto questo, portando al pubblico una informazione-spettacolo fatta di eroi, colpi di scena e sensazioni forti. Questo sarà fatto nella speranza di poter raccontare una favola, quella di un bambino salvato in diretta dalle forze dello Stato. Si rivelerà invece la cronaca di una morte lenta e terribile, ma la macchina dell’informazione sarà allora inarrestabile.

Un evento televisivo senza precedenti

La tragedia di Alfredo Rampi inizia il percorso che la porterà a divenire un evento mediatico unico e, probabilmente, irripetibile intorno alle ore 2.02 dell’11 giugno 1981. L’Ansa, infatti, diffonde per la prima volta una nota che parla di un bambino caduto nel pozzo a Vermicino: il bimbo è cardiopatico, è precipitato a venti metri di profondità (in realtà sono inizialmente trenta e diventeranno più di sessanta) ed è ferito. Il diametro del pozzo è strettissimo, di circa 30 centimetri, e per questo i vigili del fuoco già accorsi sul posto dichiarano che il salvataggio del piccolo sarà un intervento lungo e difficile. Autori delle prime immagini da Vermicino saranno però l’allora inviato del Tg2 Pierluigi Pini e l’operatore Vitaliano Natalucci. Il giornalista ricorda, ai microfoni della trasmissione Rai del 2006 “L’Italia di Alfredino”, di essere stato il primo a recarsi sul posto con una cinepresa ed un Nagra (registratore audio). Grazie ad un microfono calato direttamente nel pozzo, per permettere ai soccorritori di comunicare con il bambino, gli italiani avranno la possibilità di udire le sue urla, i suoi pianti, il suoi lamenti, il suo «Mamma! Mamma!» che rimarrà così impresso nelle menti degli spettatori. Nella mattinata di giovedì 11 giugno, la notizia comincia ad essere diffusa dai giornali radio della Rai, dalle reti private locali, dai quotidiani della capitale e dalle persone stesse. In queste ore inizia il pellegrinaggio che porterà a Vermicino migliaia di persone, trasformando la scena del pozzo nel palcoscenico di un anfiteatro, sul quale si avvicenderanno personaggi di ogni genere. La folla che accorrerà sul posto sarà così grande da richiamare i furgoncini dei venditori di panini e bevande, i quali faranno affari d’oro proprio grazie a quel tragico evento.

Oretredici, edizione del Tg2 in onda alle 13.00 è ancora il primo appuntamento televisivo con l’informazione: ancora non esistono le edizioni del mattino. Il nastro inciso da Pini e Natalucci nel corso della notte arriva in redazione tramite un fattorino. La pellicola deve passare dal laboratorio di sviluppo e stampa, prima di poter essere sistemata sulla moviola e messa in sincrono con il nastro magnetico contenente la registrazione audio. Giancarlo Santalmassi, allora conduttore del Tg2, ricorda oggi la decisione di montare le immagini e mandarle in onda senza alcun commento: la madre del bambino che si aggira intorno al pozzo e chiama il suo nome, le grida del bimbo che dalla profondità di trenta metri invoca «Mamma… Mamma», i soccorritori che vagano alla luce delle fotoelettriche. Immagini che avranno un impatto fortissimo sugli spettatori, ben più forte di quanto si potesse pensare. Di Ugo Zatterin, allora direttore del Tg2, è invece la decisione di mandare sul posto un pulmino con i mezzi tecnici per allestire un collegamento in diretta con Pierluigi Pini. Tra questi mezzi c’è l’unica telecamera che arriverà in prossimità del pozzo durante i tre giorni successivi. Un evento televisivo di quella portata, all’epoca fu ripreso da un solo punto di vista, con un solo mezzo di ripresa.

Il dramma di Vermicino cambia in modo dirompente il rapporti di forza tra informazione televisiva e informazione della carta stampata. Per molti, quello dei quotidiani è ancora l’unico vero giornalismo. I veri cronisti sono quelli che girano con il taccuino e la penna, non quelli col microfono. Anche se alcuni quotidiani, come Paese Sera hanno tre edizioni al giorno, non possono riuscire ad essere aggiornati quanto i telegiornali. Proprio da Paese Sera, però, arriva nella giornata di venerdì 12 giugno, la prima ed unica foto di Alfredino che si riuscirà a pubblicare: un fotoreporter ed un cronista hanno trovato la casa dei nonni del bambino e ne sono usciti con la foto che fornisce un volto alle grida che gli spettatori sentono da ore provenire dal pozzo.

La diretta televisiva di diciotto ore inizia proprio venerdì 12 giugno, con il Tg2 delle 13.00 e durerà fino alle 7.00 del giorno dopo. Ad aprire il collegamento da Vermicino è Luigi Bartoccioni. Per il Tg1, condotto da Piero Badaloni, tutto inizia alle 13.30, con l’inviato Maurizio Beretta. Il collegamento dal pozzo viene, ogni tanto, interrotto per dare spazio alle altre notizie, ma gli inviati richiedono spesso la linea: in ogni momento sembra imminente il salvataggio di Alfredo ed è un avvenimento che non è possibile perdere. Tg1 e Tg2 decidono per questo motivo di andare avanti oltre il loro consueto orario. Intorno alle 14.00 si collega con Vermicino anche RaiTre: le uniche tre reti nazionali esistenti, quelle del servizio pubblico, sono tutte concentrate sul dramma di Alfredino.

In televisione non è possibile vedere altro. Sono gli spettatori stessi a telefonare in Rai chiedendo collegamenti più lunghi, più frequenti. Giancarlo Santalmassi ricorda che, nella serata di venerdì si tentò di interrompere la diretta per mandare in onda una tribuna politica: «In quell’ora nell’azienda successe di tutto. I telefoni erano bollenti, vibravano. La gente diceva: “Non ce ne importa niente. Che cosa ci importa? Ridateci Vermicino. Fateci vedere che cosa sta accadendo lì”». Emilio Fede, allora direttore del Tg1, commenta: «In quel momento poteva succedere qualunque cosa. Un colpo di Stato, ammesso che ce ne fosse l’atmosfera, l’aria o l’intenzione da parte di qualcuno. Ma forse la gente avrebbe detto: “Sì, va bene. Però fammi sentire prima cosa sta succedendo a Vermicino”». I numeri che, martedì 16 giugno, il Servizio opinioni della Rai (l’Auditel inizierà i suoi rilevamenti solo cinque anni dopo) fornisce sono impressionanti: nel pomeriggio di venerdì 12 giugno gli spettatori che seguono il dramma di Vermicino sono 12,5 milioni. Alle 19.15 passano a 21,7 milioni e toccheranno punte di 28,6 milioni alle 20.45 e 30 milioni alle 23.00. Da quell’ora in poi, l’ascolto si mantiene su valori altissimi (Ansa, 16 giugno 1981). Al termine della diretta, alle 7 del mattino di sabato 13 giugno, i giornalisti della Rai che hanno lavorato alla diretta sono sotto choc non meno dei telespettatori che l’hanno vista da casa. «Per molti redattori del Tg1 e del Tg2 c’è anche l’amara sensazione di aver contribuito ad evocare una creatura mostruosa» (Gamba, 2007). Con la diretta di Vermicino, forse non nasce la “TV del dolore”, ma ci si rende conto della sua esistenza, del fatto che quel tipo di informazione può coinvolgere un numero di spettatori che sarà per sempre il sogno proibito di tutti i direttori di tutte le reti televisive.

Eroi

A calcare la scena dell’anfiteatro di Vermicino non sono soltanto migliaia di curiosi e cronisti. Le lunghe riprese dei telegiornali presentano e fanno conoscere anche personaggi riconoscibili e difficilmente dimenticabili da chi ha seguito la lunghissima diretta e la vicenda in generale. Quello raccontato dall’informazione Rai è un vero e proprio dramma, con una sua trama, i suoi protagonisti ed i suoi colpi di scena. C’è Elveno Pastorelli, il capo dei Vigili del Fuoco. Maurizio Monteleone e Tullio Bernabei, speleologi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino. Nando Broglio, il pompiere che rimarrà per ore sul bordo del pozzo a parlare con Alfredino. Alle 16.30 di venerdì 12 giugno arriverà a Vermicino anche il Presidente della Repubblica in persona, Sandro Pertini. Il suo arrivo renderà ancora più impossibile fermare la diretta.

Sulla scena, accanto al pozzo, appaiono anche personaggi che trasformano il tutto in una sorta di “corte dei miracoli”. Sin dall’inizio, infatti, (anche se questa sarà soltanto la soluzione estrema, l’ultimo disperato tentativo) si penserà di calare una persona molto esile nel pozzo, per poter salvare Alfredo. Questo, grazie agli appelli mediatici, porta a Vermicino nani, contorsionisti e personaggi dai circhi accampati nella zona di Roma. Soltanto Angelo Licheri e Donato Caruso, due persone molto magre ed agili, riusciranno a calarsi nel pozzo, ma non riusciranno a salvare il bambino. Il secondo, infatti, tornerà in superficie con la notizia della morte del piccolo. Quella di Vermicino diventa una tragedia raccontata dalla TV come una fiction. Al momento dei fatti, però, questo sembra ancora qualcosa di involontario. Quella della “TV del dolore” è una scoperta che viene fatta sul momento da giornalisti che si trovano coinvolti in quella vicenda quasi senza volerlo, travolti anch’essi dalla forza dell’evento mediatico che affrontano. Non sanno come gestire una diretta così lunga e spesso gli inviati rimangono in silenzio, lasciando che a parlare siano le immagini ed i suoni che provengono direttamente dalla scena. I giornalisti, per molto tempo, non fungono da mediatori per ciò che accade: sono anche loro spettatori, la telecamera rimane ferma ad inquadrare il pozzo e chi si avvicenda attorno ad esso. Per il telespettatore questo ha un effetto terribile: si ritrova ipnotizzato davanti a quelle immagini e catapultato lì, tra la polvere di Vermicino. A differenza dei presenti, però, si ritrova prigioniero di una trappola fissa e senza possibilità di divagare con lo sguardo.

Nel caos di Vermicino, le riprese documentano il caos e la disorganizzazione dei soccorsi, cosa che sarà probabilmente alla base del fallimento. Oltre a questo, però, i giornalisti presenti sul posto notano anche che l’area intorno al pozzo è sempre più piena di presunti addetti ai lavori il cui ruolo non è chiaro. Molti sono in borghese e nessuno sa chi siano. Ci sono schiere di poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigili urbani. Alcuni sono in alta uniforme. In seguito si ipotizzerà che molti si trovassero lì per una questione di presenzialismo, a causa della diretta televisiva. Il pozzo di Vermicino diventa quindi, a causa dei media, una passerella per ottenere pubblicità a buon mercato.

Un anonimo cronista del quotidiano Il Giornale (14 giugno) nota tra la folla l’onorevole Agostino Greggi, ex deputato democristiano che non aveva motivo di trovarsi sul posto. Lo stesso cronista nota anche la presenza, a bordo del pozzo, di Gianfranco Piacentini, un noto ed invidiato playboy romano che aveva calcato la scena del jet set capitolino negli anni Sessanta e Settanta. Oltre alle vicende degli “eroi” di Vermicino, che contribuiscono a trasformare il tutto in una fiction drammaticamente reale, il pubblico assiste anche alla nascita di una informazione che, oltre a presentarsi come show, diviene anche occasione di sciacallaggio da parte di personaggi in cerca di visibilità. Mentre all’epoca la cosa è ancora così lontana dall’essere d’uso comune da sollevare soltanto dubbi, […] oggi la presenza di individui estranei alla vicenda e “spettacolarizzanti” è considerata quasi normale, se non facente parte dello stesso show, della stessa notizia.

A telecamera spenta

La sola telecamera Rai presente a Vermicino documenta la scoperta della “TV del dolore”, forse l’inizio della sua intrusione nei palinsesti delle televisioni. Si discuterà a lungo, dopo la morte in diretta di Alfredo Rampi, sul perché di quello spettacolo terrificante. Gli stessi giornalisti erano rimasti travolti dagli eventi, da una diretta incontrollabile, impossibile da fermare ma che forse doveva essere fermata lo stesso. Anche se allora la telecamera non ha indagato con compiacenza e golosità tra i volti, le situazioni, le attese ed i dettagli più crudeli della vicenda, sarà a lungo sensazione comune a molti quella di aver creato un modo diverso di fare informazione. La vicenda di Vermicino avrà anche un seguito giudiziario e privato seguito dai media: proprio a causa della “spettacolare” diretta, i genitori del bambino saranno al centro di un drammatico reality show che vedrà le loro vite passate al setaccio dall’opinione pubblica, giudicate e fatte oggetto di speculazioni crudeli. Si accuserà Franca Rampi di non aver pianto, di nascondere qualcosa in quanto troppo fredda sulla scena. Il marito, invece, sarà addirittura accusato di aver assassinato il figlio calandolo nel pozzo. Tutto il successivo dramma giudiziario sarà seguito da tutti come la diretta, con l’interesse e la rabbia che la morte del bambino aveva lasciato in tutti gli spettatori. Si sentiva il bisogno di trovare un colpevole per ciò che era successo. Anche sotto questo aspetto, il dramma di Vermicino è stato evento precursore dell’attuale spettacolarizzazione di omicidi e vicende giudiziarie.

Chi si occupa di Comunicazione, specialmente se Giornalistica, legga tutto ciò che può sulla vicenda di Vermicino e sulla Diretta che cambiò l’informazione italiana. Vi aiuto con la Bibliografia della tesina (che presto metterò a disposizione in versione integrale per il Download):

BIBLIOGRAFIA

· Gamba M., Vermicino – L’Italia nel pozzo, Sperling & Kupfer, 2007

· Froio F., L’informazione spettacolo, Editori Riuniti, 2000

· Papuzzi A., Professione Giornalista, Donzelli, 2003

· Grasso A., Enciclopedia della televisione, Garzanti, 1996

TV

· La Storia siamo noi – L’Italia di Alfredino (Rai, 2006) – Si trova su YouTube!

WEB-GRAFIA

VERMICINO

http://www.ilcassetto.it/notizia.php?tid=638

http://format.blogosfere.it/2007/01/il-13-giugno-del-1981.html

http://dogville-cinema.forumfree.net/?t=28858426

http://www.theamericanmag.com/article.php?feature=features&column=35&article=671

http://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Rampi

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